I ROSARI DI SAN PIO DA PIETRELCINA

L'Arma della Salvezza

Padre Pio e il Rosario

Padre Pio e il Rosario

Il numero dei Rosari

Il Rosario di Padre Pio

Come recitare il Rosario

Con il rosario sempre in mano

Al Figlio per mezzo della Madre

L'esempio del Padre

Apostolo di Maria

(Dal libro: La «Dolce Signora» di Padre Pio)

Un altro enigma: i suoi Rosari

Le stigmate, la scrutazione delle coscienze, la profezia, i carismi, il potere dei miracoli: argomenti misteriosi che fanno la storia di questo uomo di Dio; ma non è completa la serie degli enigmi, intorno alla sua meravigliosa e sconcertante figura, senza aggiungere un'altra incognita: il numero dei suoi Rosari quotidiani.

Padre Michelangelo da Cavallara, un personaggio singolare, uno dei mille e mille satelliti che gravitavano intorno a Padre Pio, ha predicato, per quindici anni, dal 1946 al 1960, il mese della Madonna, maggio; quello del Sacro Cuore, giugno, e quello del Preziossimo Sangue, luglio.

La sua scheda offre un curriculum vitae superlativo. Come formazione culturale, proviene dall'Università Gregoriana; missionario in Africa; predicatore apostolico, con Pio XII, per due anni (1944 e 1945); a ventisei anni superiore di una fraternità con settantaquattro frati..., ma quando la sua vita fa tappa nel convento di Padre Pio, afferma: «Quella fu la tappa essenziale della mia esistenza. Non mi stancherò mai di dirlo, anche se è mia grande umiliazione; quando io venni qui, venivo da lontano. Io ero persuaso di conoscere, almeno in parte, il cristianesimo, che avevo studiato, insegnato, predicato, e pure praticato in parte; mi sentivo nel cristianesimo vero, ma, non vi scandalizzate, quando mi trovai qui, a fianco di Padre Pio, a pregare, nella celebrazione eucaristica, nella convivenza, compresi di non aver capito mai il cristianesimo. La mia cultura teologica calò nell'esperienza, divenne esperienza religiosa, un amore fatto vita, è la stessa vita di Dio che si immedesima in te e ti fermenta».

Il patrimonio di ricordi personali di padre Michelangelo è veramente interessante, soprattutto per una testimonianza sconcertante sul numero di Rosari quotidiani recitati e vissuti da Padre Pio, divenuto uomo fatto preghiera.

L'intellettualismo teologico di questo bravo francescano si intrecciava col razionalismo, mentre accanto a Padre Pio emergeva il soprannaturale; lo straordinario diveniva ordinario; quindi padre Michelangelo venne a trovarsi subito davanti a mille interrogativi, una Messa diversa, un confessionale diverso, un francescano come lui, ma tutto nuovo.

Questo confratello tutto spiritualizzato, tutto cristificato, ha sempre la corona del Rosario, che fa scorrere in quelle povere dita impiagate, perfino con la mano infilata nella tasca dell'anteriore del saio. Come mai tanti Rosari? Ormai entrato in confidenza, una sera gli chiede: «Ma, Padre Pio, dimmi la verità, quanti Rosari hai detto oggi?». «Senti, la bugia non te la posso dire; trentadue, trentatré, e forse qualcuno in più». La bugia non la dice, pensa padre Michelangelo, ma come fa? La Messa, le confessioni, qualche parola di conversazione, la visita al Santissimo al pomeriggio... E si rivolge al padre Agostino e gli racconta dei trentadue-trentatré Rosari, ma qui il problema si complica. Il confessore e confidente di Padre Pio gli risponde: «E se tu sapessi che sono Rosari interi!!!» e giù una risata sonora, divertito nel vedere il sapiente Michelangelo completamente confuso. Questi però non cede e ribatte: «Ma come fa?». «Tu vuoi sapere come fa, ma spiegami prima chi è un mistico e poi ti spiegherò come fa a dire tanti Rosari».

Un mistico è un uomo come Cristo. Padre Pio era «un quinto Vangelo di Cristo» vivente, copia integrale, che riproduceva pure l'invito di Gesù a divenire preghiera continua; perciò Padre Pio era divenuto Rosario continuato.

I testimoni sul numero di Rosari non sono pochi: padre Tarcisio da Cervinara, suo confratello; la prima, la più cara, la più intima delle sue figlie spirituali, Cleonice Morcaldi; Elena Bandini, che lo ha reso noto perfino a papa Pio XII; Lucia Pennelli, Tina Mori, Petruccio, fra' Daniele Natale... Ovviamente le confidenze erano riservate alle anime più vicine al suo cuore.

Due interrogativi si pongono: perché tanti Rosari, e come si riesce in ventiquattro ore a recitare tante corone? Che bisogno aveva di tanta contemplazione mariana se era concrocifisso con Cristo? A Gesù in croce non rimaneva che la Madre Addolorata, su cui posarsi con lo sguardo! Padre Pio condivideva misteriosamente la stessa condizione di Cristo sul Calvario. Si tratta di capire che significa lo stato mistico di questo serafino umano e celeste: conformazione a Cristo, per opera di Maria. Ma che significa: opera di Maria? Significa che in ogni istante il figlio mistico è appoggiato alla Madre per reggere nello stato in cui lo assorbe Gesù Cristo nella sua umanità. È condivisione parziale, ma sempre compartecipazione.

Il santo dei Rosari, il santo delle stigmate, il santo dei prodigi, il santo del secolo, il santo del sangue, il santo della Messa vissuta: questo è Padre Pio.

Ecco perché ha seminato Rosari nel cuore dei suoi figli spirituali, e a quanti lo cercano oggi si presenta col suo Rosario in mano. Personalmente lo ricordo negli ultimi anni, sul matroneo prospiciente il mosaico dell'altare maggiore del santuario, con il Rosario che pendeva dalle sue mani; oscillando, scorreva fra le sue dita. Una scena che si stampava indelebilmente e ora sta impressa per sempre in noi. Quella corona si identifica con lui dentro di noi suoi figli.

Circa l'interrogativo sul tempo, sui minuti che richiedono tante corone, la risposta è semplice. Lui confidava che poteva fare anche tre cose insieme: pregare, confessare e andare in giro per il mondo.