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VA BENE DAPPERTUTTO Uno dei pregi più caratteristici e più utili del S. Rosario è quello di poter essere recitato dovunque. Tenere in mano una coroncina e sgranarla piamente, è cosa che può farsi in ogni luogo, per le strade o sul treno, nei momenti di attesa in una sala d'aspetto o alla fermata del pullman, durante la fila allo sportello delle poste o salendo le rampe di una scalinata, stando fermo a riposo o guidando la macchina... Pensiamo a S. Antonio M. Claret, che da giovane, lavorando nel cotonificio, recitava con gli operai il Rosario, mentre manovrava le macchine. E anche durante le pause alle sedute del Concilio Ecumenico Vaticano II, mentre tutti uscivano dall'aula conciliare per fare due passi o prendere un caffè, si vedeva Don Giacomo Alberione restare al suo posto, in ginocchio, a recitare Rosari. Il S. Rosario può essere recitato da solo o in gruppo, con i grandi o con i piccoli, a voce alta o in silenzio. La recita del S. Rosario non esige nessun apparato di cerimonie o di riti, né cambia in nulla se fatta per i vivi o per i morti, al letto di un moribondo o presso la culla di un bimbo... Davvero il Rosario è una preghiera stupenda, la più semplice e universale. È vero che il posto ideale per la recita del Rosario resta sempre la chiesa, in ginocchio accanto al Tabernacolo o presso l'altare di Maria SS., come faceva ogni giorno, per ore e ore, P. Pio da Pietrelcina. Ma quando ciò non sia possibile, in qualsiasi luogo l'anima può mettersi alla presenza di Maria, rivolgersi a Lei con la pia recita delle Ave Maria. E anche in questo i Santi ci dimostrano con i loro esempi che il Rosario va bene dappertutto, non è condizionato da ambienti od orari, si colloca agevolmente in tutti i luoghi e a tutte le ore. I ROSARI PER LE STRADE In particolare, possiamo dire che la recita del S. Rosario fatta silenziosamente mentre si cammina o si viaggia, è stata l'occupazione più solita fra i Santi. Alcuni Santi lo dimostrarono anche esternamente passando di strada in strada con la corona sempre in moto fra le dita. S. Giovanni Battista de La Salle camminava sempre con la corona in mano; non solo, ma fece persino obbligo a tutti i suoi figli di percorrere le vie delle città recitando di continuo il Rosario. S. Luigi M. Grignion de Montfort ebbe il Rosario come compagno inseparabile dei suoi interminabili viaggi missionari, santificando con le Ave Maria le strade e le regioni della Francia. S. Filippo Neri, S. Felice da Cantalice, S. Alfonso de' Liguori, S. Antonio M. Claret, e tanti altri, non facevano certamente mistero del loro camminare o viaggiare recitando Rosari senza numero. Era bello vedere S. Leonardo da Porto Maurizio tornare la sera in Convento, dopo le fatiche apostoliche, recitando il Rosario tutto assorto e sereno. Lo stesso, era uno spettacolo edificante vedere il giovane S. Giovanni Berchmans con altri giovani confratelli recitare devotamente il Rosario per le vie della città. S. Carlo da Sezze, andando e venendo dalla campagna, recitava sempre la corona. E il Servo di Dio P. Anselmo Treves, se incontrava qualcuno per via, era solito chiedere: «Ha fatto buona passeggiata?... Ha seminato molte Ave Maria per la strada?». San Corrado da Parzhan, l'umile cappuccino della Baviera, radunava i ragazzi per le strade e recitava con essi il Rosario in pia processione che edificava tutto il paese. Santa Giovanna d'Arco era molto facile scorgerla tutta assorta mentre cavalcava accanto al suo re. Fu lo stesso re a chiederle una volta che cosa stesse «sognando» mentre cavalcava così raccolta e silenziosa: «Gentil Sire, - rispose l'eroina - sto recitando il Rosario». Ai nostri tempi, Santa Bertilla Boscardin a Vicenza, San Massimiliano M. Kolbe a Roma, Don Dolindo Ruotolo a Napoli, attraversavano le vie della città recitando Rosari. S. Giuseppe Cafasso racconta che un giorno, al mattino molto presto, incontrò per le vie di Torino una vecchietta tutta raccolta. Il Santo si avvicinò e le disse: «Come mai, mia buona vecchietta, per la via a quest'ora?». «Passo a pulir le strade» - rispose la vecchietta. Stupito, il Santo chiese: «Che cosa vuol dire?». «Questa notte è stato carnevale, e si sono commessi tanti peccati. Perciò, io passo recitando il Rosario, per purificare le strade da tanti peccati». Bravissima vecchietta! Che dire oggi delle nostre strade?... Corruzione, scandali, sconcezze sui muri, sulle persone, nei gesti, nelle parole (bestemmie, turpiloquio), nelle canzoni... Non sarebbe, oggi, tanto più necessario passare con la corona del Rosario in azione per purificare queste strade del mondo appestate dal sesso? PRIGIONI, BUNKER, DESERTO La recita del Rosario ha fatto risuonare di preghiera mariana gli ambienti più disparati e i luoghi più impensati. Dalla Radio Vaticana, che ci fece udire più volte il Rosario recitato dal Papa Pio XII, dalle prigioni, dai campi di concentramento, dagli ospedali..., alla Televisione che periodicamente fa vedere e udire il Rosario recitato dal Papa Giovanni Paolo II, si può dire che forse non c'è luogo da cui non sia venuto fuori, almeno qualche volta, il Rosario. Il Beato Teofano Venard, martire del secolo scorso, perseguitato e messo in prigione, santificò la sua gabbia con l'umile corona del Rosario, che recitava con una tenerezza da commuovere chiunque lo osservasse. Lo stesso faceva S. Gaspare Del Bufalo, durante la prigionia con altri sacerdoti perseguitati. San Massimiliano Maria Kolbe, offertosi a morire in sostituzione di un papà di famiglia nel campo di concentramento di Auschwitz, chiuso nel bunker della fame insieme a nove compagni, trasformò l'orrendo sotterraneo in una novella catacomba cristiana risonante della più sofferta preghiera a Maria. «Non sembra neanche più il bunker della fame, questo qui sotto - annotava uno degli operai del bunker. Par di scendere nella cripta d'una chiesa. Mai successo prima d'ora... Dalla cella dove erano sepolti quegli infelici si udivano ogni giorno le preghiere recitate ad alta voce, il Rosario e i canti religiosi, ai quali si associavano anche i condannati rinchiusi nelle celle vicine... Ogni volta che scendevo lì sotto, le ardenti preghiere e gli inni alla SS. Vergine si diffondevano per tutto il sotterraneo. Era il P. Massimiliano Kolbe a cominciare, e tutti gli altri rispondevano...». Trasportiamoci ora nel deserto del Sahara, e vi troviamo Fratel Charles de Foucauld, il piccolo fratello di Gesù. Scopriamo subito che egli volle come Patrona del suo romitorio di Beni-Abbès la Madonna del Rosario, e tra i suoi appunti spirituali possiamo leggere questo proposito: «Dire ogni giorno il Santo Rosario intero e a voce alta con grande fedeltà e grande amore». Non è commovente pensare a quelle Ave Maria recitate nel silenzio a voce alta e risuonanti nel deserto di duna in duna? OSPEDALI E PALAZZI REALI San Giuseppe Moscati, grande clinico di Napoli, portava sempre la corona del Rosario in tasca. Quando era in sala medica, di fronte a casi difficili, metteva per qualche attimo la mano in tasca, stringeva la corona e chiedeva aiuto alla Madre Divina. E le sue diagnosi avevano spesso del portentoso, a volte del miracoloso. S. Camillo de Lellis, il Fondatore dei Ministri degli infermi, fece risuonare di Ave Maria le corsie di tanti ospedali e ricoveri per sofferenti. Ogni giorno egli recitava il Rosario con i malati all'ospedale, e ai suoi figli raccomandava, con l'esempio e con la parola, che anche «negli uffici e impieghi più materiali di casa - in cucina, guardaroba, lavanderia - si doveva abitualmente pregare recitando la corona». S. Giovanni di Dio e Santa Giovanna Antida Thouret, S. Vincenzo Pallotti e Santa Maria Bertilla, hanno svolto un'opera santa di conforto spirituale e di sostegno morale per tanti ammalati con la recita del S. Rosario che trasforma ogni letto dell'ammalato in un altare di preghiera e sacrificio vivente. Spostiamoci ora sui monti, e pensiamo al giovane studente il Beato Piergiorgio Frassati, e al maestro universitario Beato Contardo Ferrini, ambedue appassionati alpinisti, ma ambedue ancor più appassionati amatori del Rosario, che non tralasciavano mai di recitare anche nei giorni di audaci ascensioni, ai rifugi alpini, negli alberghi o sui picchi dei monti... Ci fu anche qualche palazzo reale in cui la recita del Rosario risuonò devota nelle grandi sale dei sovrani. La reggia in cui visse la venerabile Maria Cristina di Savoia è stata ricordata da molti per l'esempio singolare offerto dalla Venerabile, la quale, fin da fanciulla, si aggirava ogni pomeriggio per le stanze reali suonando un campanello per chiamare il personale di servizio alla recita del Rosario. L'ultimo esempio, tanto più attuale, quanto più significativo e coraggioso, è quello del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, che durante un solenne discorso all'ONU, nel Palazzo delle Nazioni Unite, teneva il Rosario fra le mani. E nei Giardini Vaticani, durante il breve passeggio, è molto facile incontrare il Papa che sgrana piamente la corona del Rosario. Abbiamo tutti da imparare a fare tesoro di questo gioiello del Rosario, fonte di ogni grazia. NELLE FAMIGLIE Che cosa dire del Rosario nelle famiglie? È uno dei capitoli più belli delle famiglie che hanno donato Santi alla Chiesa. Sono davvero in molti i Santi che appartenevano a famiglie devote del S. Rosario. Pensiamo a S. Gabriele dell'Addolorata, S. Giuseppe Cafasso, S. Gemma Galgani, S. Leonardo Murialdo, S. Maria Goretti, S. Maria Bertilla, B. Contardo Ferrini, S. Massimiliano M. Kolbe, P. Pio da Pietrelcina, e tanti altri. È uno degli spettacoli più edificanti quello della famiglia riunita in preghiera per la recita del Rosario. Si ha la percezione esatta della piccola «Chiesa domestica», che ha il suo cuore in Maria e il suo altare nel Crocifisso. Era commovente, ad esempio, la premura con cui la Beata Anna Maria Taigi, madre di sette figli, curava la recita quotidiana del Rosario nella sua famiglia, secondo la testimonianza degli stessi figli. Quando la famiglia Boscardin si riuniva la sera per il S. Rosario, la piccola Maria Bertilla non cedeva a nessuno l'onore di intonarlo e di enunciare i misteri. Il Servo di Dio Giuseppe Tovini, papà di dieci figli, la sera diceva il Rosario con tutta la famiglia, e «tutti vi dovevano essere presenti, anche i più piccini, perché - era una sua idea - pur non comprendendo il significato di quella preghiera le orecchie infantili si assuefacevano al ritmo della recitazione». Ha ben ragione il Papa Paolo VI di scrivere che il Rosario «sia da ritenere come una delle più eccellenti ed efficaci preghiere in comune, che la famiglia cristiana è invitata a recitare», e ammonisce che se le famiglie «vogliono vivere in pienezza la vocazione e la spiritualità propria della famiglia cristiana, devono dispiegare ogni energia per eliminare tutto ciò che ostacola gli incontri in famiglia e le preghiere in comune» (Marialis cultus, 54). Non ci dev'essere tempo per nessun'altra cosa, quando si tratta di recitare il Rosario nella famiglia, perché, dice il Papa Pio XII, «non vi è mezzo più sicuro della recita quotidiana del Rosario, per invocare la benedizione di Dio sopra la famiglia...». Il Beato Bartolo Longo, considerando tutti i grandi benefici di grazia del Rosario nelle famiglie, istituì una Pia Unione Universale, promotrice della recita del Rosario nelle famiglie. È incalcolabile, crediamo, la forza unificante del S. Rosario recitato insieme in una famiglia. Oggi, purtroppo, questa cara tradizione, una delle più belle e preziose delle nostre famiglie cattoliche, si sta sciaguratamente dissolvendo, e sono già milioni i Rosari che ogni giorno non si dicono più nelle case cristiane. Dove sta andando a finire il materno messaggio della Madonna di Fatima?... Il Rosario è stato eliminato dalla televisione. Che tristezza! |