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«BACERÒ LA CORONA...» L'amore dei Santi alla corona del Rosario è pari alla stima che essi nutrivano per questa preghiera. Con venerazione essi portavano questo piccolo oggetto sacro, con devozione lo adoperavano, con premura lo custodivano. «Bacerò la corona ogni volta che la prenderò in mano»: è il proposito del giovanissimo Servo di Dio Fratel Sebastiano Aniceto; un proposito comune a tanti Santi. In particolare, una caratteristica molto frequente nei Santi è quella di portare costantemente la corona del Rosario fra le mani o al collo o legata al polso. Basterebbe ricordare, ad esempio, i quadri di Santa Bernardetta, S. Giovanni Berchmans, Sant'Ignazio da Laconi, S. Antonio M. Claret, del B. Stefano Bellesini, del Beato Nunzio Sulpizio, e di molti altri. I Santi non volevano separarsi mai da questa celeste ghirlanda, che era per loro di conforto e di aiuto. C'era chi non riusciva a predicare se non aveva la corona fra le mani. «Senza la corona - diceva Don Giacomo Alberione - non sono capace di fare neanche un'esortazione». Il giovane modello, S. Giovanni Berchmans, imitando il suo Padre Fondatore, S. Ignazio di Loyola, amava portare la corona del Rosario al collo, e spesso lo si sentiva ripetere giulivo: «Non mi è più possibile sfuggire all'amore di Maria..., mi ha legato per il collo!». Come sapevano spiritualizzare ogni cosa i Santi! S. Ignazio da Laconi, prima ancora di diventare il miracoloso frate cappuccino, portava già la corona del Rosario sempre fra le mani, tanto che la gente si sarebbe meravigliata se l'avesse visto senza corona. S. Francesco di Sales portava sempre con sé la corona del Rosario e faceva in modo che tutti la vedessero per essere invogliati a pregare la Madonna. Per la notte, Santa Bernardetta ci raccomanda questo... segreto: «Alla sera, quando andate a dormire, prendete la corona; addormentatevi recitandola; farete come quei bambini che si addormentano, chiamando con voce sempre più fioca: mamma... mamma...». Deliziosi questi Santi! Ad alcuni giornalisti che l'intervistavano, la mamma di Santa Maria Goretti rivelò questi particolari edificanti sulla sua angelica figlia. «Marietta nacque in ottobre, nel mese dedicato alla Madonna del Rosario... L'avevo consacrata alla Madonna fin dai primissimi tempi della sua vita. Presto ella imparò a recitare il S. Rosario e lo portava sempre fra le mani o lo teneva attorcigliato al polso come fosse un gingillo, non lo lasciava mai... E con il Rosario al polso affrontò il martirio». Difatti, la corona del Rosario fu trovata spezzata sul corpo dell'angelica fanciulla, dopo la lotta per salvare la sua verginale purezza. Portiamola sempre con noi la corona. Il demonio ha paura di quest'arma. La Serva di Dio Edvige Carboni subì più volte l'assalto del demonio che le rubava la corona e gliela spezzava. Ella si dispiaceva quando veniva a sapere di persone devote che non portavano la corona, in essa c'è una potenza misteriosa di grazia che lega a Dio, c'è una potenza misteriosa che respinge il nemico. DONARE IL ROSARIO Per invogliare anche gli altri a recitare il S. Rosario, i Santi hanno anche distribuito con generosità e con premura molte corone. Quando si è compresa la preziosità di questa preghiera mariana, si cerca di farla valorizzare anche dagli altri, stimolando alla recita del Rosario con il dono gentile di una coroncina. Quante corone non hanno distribuito quegli apostoli ardenti di Maria che furono S. Alfonso M. de' Liguori, S. Vincenzo Pallotti, S. Gaspare Del Bufalo, S. Antonio M. Claret, e via via, fino al Beato Bartolo Longo e P. Pio da Pietrelcina?... Uno straordinario donatore di corone fu San Pompilio Pirrotti. Si diceva, addirittura, che egli lavorasse di notte a fare le corone, aiutato dalla Madonna, o che la Madonna gli moltiplicasse le corone in tasca... Certo è che ne distribuiva tante, da essere impossibile che avesse potuto farle tutte lui. Il Santo Curato d'Ars, se usciva con le tasche piene di Rosari, tornava sempre con le tasche vuote; e l'ultimo gesto che riuscì a fare sul suo letto di morte fu quello di donare l'ultima corona del Rosario a una persona. S. Carlo da Sezze, fraticello questuante, chiedeva egli stesso ai poveri se avevano la corona per la recita del Rosario; alla risposta negativa, dava loro subito una corona ciascuno. S. Pasquale Baylon, già quando era pastorello, si industriava a fare lui stesso le corone del Rosario con le cordicelle, e le dava agli altri con la promessa che avrebbero recitato il Rosario. Santa Maria Bertilla, umile e dolce infermiera, ad ogni nuovo ammalato che arrivava in ospedale donava subito una corona del Rosario, da tenere appesa a capo del letto. Una volta P. Pio, dando la corona a un signore gli disse: «Portala sempre in tasca; nei momenti di bisogno, stringila in mano, e quando mandi a lavare il vestito, dimentica pure di togliere il portafogli, ma non dimenticare la corona!». La corona è un tesoro, è un gioiello di Paradiso, che la Madonna portò dal cielo, quando apparve a Lourdes, per garantircene l'inestimabile valore. SUL LETTO DI MORTE Si sa che i Santi hanno amato morire con la corona del Rosario fra le mani, chiedendo di continuare a tenerla ravvolta fra le mani anche dopo la morte. Quando l'angelico giovane S. Stanislao Kostka si trovò sul letto di morte, fu impossibilitato a recitare il Rosario; teneva tuttavia stretta in mano la santa corona. Qualcuno dei presenti gli disse: «Ma se non puoi recitarla, lasciala pure»: «No no - rispose il Santo - non saprei farlo: è cosa della Madonna mia... e il solo stringerla mi consola». Morì così, dolcissimamente, e i confratelli gli avvolsero fra le mani il Rosario. Il Beato Stefano Bellesini chiedeva espressamente alla Madonna di farlo morire nel giorno di una festa mariana, e con la mente lucida per recitare il Rosario. Fu esaudito. Morì il due febbraio, festa della Purificazione di Maria Vergine, e recitò il Rosario fino all'ultimo momento. La Beata Anna Maria Taigi fino all'ultima sera prima di morire volle recitare il Rosario con la famiglia e nel benedire per l'ultima volta i figli, raccomandò loro di non lasciare in nessun giorno la recita in comune del Rosario. Certo, deve essere consolante morire con il Rosario fra le mani, recitandolo per l'ultima volta. «Se ogni giorno - diceva il servo di Dio Columba Mamion - abbiamo ripetuto spesso alla Vergine: "Madre di Dio, prega per noi... adesso e nell'ora della nostra morte", quando sarà l'istante in cui l'adesso e l'ora della nostra morte saranno un solo e stesso momento, saremo sicuri che la Vergine non ci abbandonerà». Ce lo assicura anche il B. Bartolo Longo che nella supplica alla Madonna di Pompei scrisse: «O Rosario benedetto di Maria... tu ci sarai conforto nell'ora di agonia, a te l'ultimo bacio della vita che si spegne». Per questo fu serena e dolce la morte di S. Alfonso, di S. Antonio M. Claret, del S. Curato d'Ars, di Santa Maria Bertilla, del B. Nunzio Sulpizio, di S. Massimiliano M. Kolbe, del B. Orione. Don Giacomo Alberione - attesta uno dei suoi figli - confidò sempre nel Rosario, e fino all'ultimo, sul letto di morte «mostrava la corona del Rosario... col gesto di chi voleva indicarci, quasi come un testamento, la via da seguire». P. Pio da Pietrelcina abbracciò sorella morte con la corona in mano, pronunciando i nomi soavissimi di Gesù e Maria. La sua salma esposta per quattro giorni alla venerazione di folle immense fu vista con la corona intrecciata fra le mani. Per tutta la vita egli aveva nutrito «un culto singolare alla corona del Rosario che chiamava con santo orgoglio l'arma sua. La portava sempre avvolta nella mano o al braccio... Altre corone teneva sempre sotto il guanciale o sul comodino presso il letto». Poco prima della morte, a chi gli chiese che cosa lasciasse in eredità ai suoi figli, egli rispose subito: «il Rosario». Non poteva lasciare di meglio. FORZA DEI MARTIRI Chi può ignorare quanta forza abbia donato a molti martiri il Rosario di Maria? Ecco un episodio tratto dagli atti del martirio delle undici Suore Orsoline di Valenciennes, canonizzate nel maggio 1920. Le undici vergini consacrate furono condannate a morte, ed esse si prepararono al loro supremo atto di amore con la preghiera più intensa, per presentarsi intrepide e liete al patibolo. Condotte dinanzi ai carnefici, vennero spogliate dell'abito religioso e lasciate con una sola veste indosso. Tutte avevano fra le mani la corona del Rosario, e i carnefici volevano strappargliele. Ma esse supplicarono di non privarle di quel caro oggetto. I carnefici non potevano capire a che cosa mai potesse servire il Rosario sul patibolo. Anche il giudice rise, ma ordinò di legare loro le mani, ponendo i Rosari sul loro capo..., quasi a incoronarle in anticipo. Esultarono le sante vergini e attraversarono così la città, cantando le litanie della Madonna. Sul patibolo, vollero baciare le mani dei carnefici, e la folla commossa vide quale ansia mostravano di essere tutte le prime a morire per Gesù. Le loro anime volavano al Cielo, mentre le teste cadevano incoronate del Rosario di Maria. Questo episodio richiama alla memoria quella che Mons. Fulton Sheen considera come l'origine remotissima del S. Rosario, rivestita di vaghezza e poesia: «Ai tempi dei primi martiri..., quando le giovani vergini camminavano sulla sabbia del Colosseo incontro alla morte, si vestivano con begli abiti ed ornavano la loro fronte con corone di rose per andare gioiose incontro al Re dei re, per cui morivano; i cristiani, a notte fatta, raccoglievano le loro corone di rose e su queste pregavano recitando ad ogni rosa una preghiera». Noi non dubitiamo che per tutti i devoti del S. Rosario la corona benedetta costituirà la corona di rose immarcescibili che la Madre Divina porrà loro in capo nella celeste Gerusalemme. DISTINTIVO DEL CATTOLICO Amiamo anche noi il Rosario, quindi. Amiamolo e salviamolo. Come hanno fatto i Santi. Amiamo il Rosario e salviamolo nella sua forma consacrata da secoli di amore a Maria e fissata per sempre dalla recita di S. Bernardetta a Lourdes sotto gli occhi dell'Immacolata, e dalle richieste pressanti della Madonna a Fatima. Pensiamo a recitarlo il Rosario, a recitarlo ogni giorno, e più che possiamo, anziché perdere tempo a cercare di aggiornarlo, come stanno facendo alcuni, creando solo confusione nella pietà dei fedeli. A P. Pio da Pietrelcina una volta fu detto: «Padre, oggi dicono che il Rosario ha fatto il suo tempo... In tante chiese non si recita più». Padre Pio rispose: «Satana mira sempre a distruggere questa preghiera, ma non ci riuscirà mai: è la preghiera di Colei che trionfa su tutto e su tutti. È Lei che ce l'ha insegnata, come Gesù ci ha insegnato il Pater noster». Se non amiamo più recitare il Rosario, non è perché non sia aggiornato, ma perché siamo noi aggiornati o peggio aggiogati a quel «prurito di novità» dei falsi maestri che ci consentono di «assecondare le voglie della nostra carne» (2 Tm 4,3-4). In tal modo si finisce col non amare se non la fine del Rosario, come è già avvenuto sciaguratamente per molti. Guai a noi, però! La Madonna ha legato al Rosario il nostro futuro, i destini della nostra epoca. Il Rosario, oggi, non è più tanto questione di devozione, quanto di salvezza. Già si può affermare che ai nostri giorni, come ai tempi della controriforma, il Rosario sta per diventare uno dei distintivi del vero credente. Ricordiamo ciò che accadde a S. Ignazio di Loyola, quando si trovò a passare con i suoi primi nove compagni per una città della Svizzera, già devastata dall'eresia protestante. S. Ignazio e i suoi compagni portavano la corona del Rosario al collo, e i pochi cattolici svizzeri rimasti saldi nella fede, esultarono a incontrarli, riconoscendoli come cattolici da quella corona al collo, giacché il Rosario nella Svizzera era stato proibito dagli eretici prima che ogni altra cosa, condannato espressamente come segno distintivo del cattolico. San Pietro Canisio, lottando contro i protestanti che stavano devastando la fede cattolica, salvò la devozione e il culto a Maria Santissima proprio per mezzo del Rosario. Il Rosario sarà il segno della nostra appartenenza alla Chiesa e al cuore della Chiesa, che è l'Immacolata, Madre di Gesù e Madre nostra. «RECITARE SEMPRE IL ROSARIO» I Santi ci attraggano con i loro esempi. La lotta ci stimoli. Se oggi c'è una crisi dolorosa anche per il Rosario, vuol dire che questo deve essere il momento del maggior impegno per difenderlo e diffonderlo. C'è stato più di qualche Santo, come il B. Domenico della Madre di Dio, che arrivò a fare il «voto» di diffondere la devozione al Rosario. Impegniamoci anche noi. Non dimentichiamo mai che «il Rosario è devozione divina, la più divina dopo la Santa Messa» - come dice S. Carlo Borromeo. Non per nulla la Madonna a Fatima ha chiesto il Rosario con materna insistenza, per salvarci. Qualche giorno prima della morte, a P. Pio fu chiesto di dire qualche buona parola. Padre Pio rispose con voce profonda e paterna: «Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario». Fu quasi il suo testamento, tutto mariano. «Recitate sempre il Rosario»: è la raccomandazione di tutti i Santi, della Chiesa, di chi ama la Madonna. Questa raccomandazione camminerà per i secoli e si incarnerà nei Santi di Dio, i veri, i grandi innamorati della Madonna. Seguiamo i Santi. Solo i Santi. Non perdiamo nulla a trascurare i non-Santi. Soltanto i Santi sono la «via sicurissima» che mena a Gesù e a Maria (Lumen gentium, 50). |